Andrè Gallo, pianoforte

Mi chiamo Erik Satie

Abbonamento MantovaMusica e Eterotopie
Palazzo Te, Sala dei Cavalli, ore 21.15

Programma

F. Poulenc (1899 - 1963)
Suite francaise d’après Claude Gervais
Bransle de Bourgogne
Pavane
Petit Marche militare
Lamento
Bransle de Champagne
Siciliana
Carillon
E. Satie
Sonatine Bureaucratique
F. Poulenc
Mélancolie
Trois Improvisations
E. Satie
Croquis et agaceries d’un gore bonhomme en bois
Tyrollienne turche
Danse Maigre
Espagñaña
Embriyons desséchés
Holothuria
Edriophtalma
Podophtalma
F. Poulenc
Trois Nocturnes
E. Satie
Je te veux
Poudre d’or
F. Poulenc
Presto
Novellette n. 1
Toccata

Tra il 1915 e il 1917 Francis Poulenc, giovane compositore- pianista, entrò a far parte della classe di pianoforte di Ricardo Viñes, il grande virtuoso spagnolo residente a Parigi, che fu tra i primi interpreti delle musiche di Debussy e Ravel e Satie. Amico intimo di questi fu proprio Viñes che presentò Poulenc a Satie. Ispiratore e mentore del nascente Gruppo dei Sei, Satie non mostrò mai una particolare stima per quest’ultimo, accettando tuttavia di patrocinare il suo ingresso nel gruppo dopo aver ascoltato la Rhapsodie nègre, il primo lavoro importante che Poulenc non mancò di dedicare a Satie. Poulenc da parte sua non cessò mai di proclamare l’importanza del suo incontro con Satie il quale “aveva il genio di mostrare ciò che bisognava fare e di indurre a lasciare le cose usate, di sgrassare la musica”; Poulenc per tutta la vita interpreterà musiche di Satie da solo e a quattro mani con George Auric, eseguendole nelle sale di tutto il mondo. Dunque un intreccio musicale fertile che il recital di Andrè Gallo, pianista che ha già all’attivo l’integrale delle opere di Debussy, Ravel, Poulenc e Satie, di recente ospite presso il Concertgebouw di Amsterdam, impagina con brani che evidenziano gli aspetti più caratteristici dei due compositori. La felice e copiosa inventiva di Poulenc la cui musica dietro una maschera spiritosa e sentimentale nasconde pagine d’indiscutibile bellezza e profondità; e l’irriverente ironia di Satie che si posa, con gesto satirico e violento, sulle “pagine celebri” del repertorio pianistico. Gesti come quello degli Embrioni Secchi, cetrioli marini che “si riuniscono”, come dice la didascalia nella partitura, al ritmo di una celebre Mazurka di Schubert (che in realtà è Chopin!); o una danza tirolese-turca, un geniale pastiche su “alla turca” di Mozart; oppure con una della più riuscite invenzioni satiane, la riscrittura sapiente della prima Sonatina di Muzio Clementi, banco di prova per generazioni di giovani pianisti e pianiste di tutto il mondo fin dal XIX secolo, il cui classico stile aristocratico viene stravolto in un postmoderno ed esilarante stile burocratico…